Castello di Lispida

Castello di Lispida
di Alessandro Sgaravatti
Via IV Novembre 4
Monselice (PD)
Telefono: 0429 780530
Fax: 0429 780530
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Media bottiglie annue prodotte: 18.000
Superficie della proprietà: 90 ettari
Superficie vitata: 5 ettari
Vitigni impiantati: Tocai, Ribolla, Merlot, Sangiovese.
Metodo di lavorazione: agricoltura naturale
Visite presso l'azienda: possibili. Da Aprile a Ottobre, di sabato e domenica, è inoltre aperta la cantina per degustazioni e spuntini. Alloggi agrituristici in camere e appartamenti. Sale per eventi conviviali e riunioni.

Le antichissime origini di "Ispida" sono documentate da un editto di Papa Eugenio III°, che nel 1150 conferma all'ordine monastico di Sant'Agostino il possesso del colle e di una chiesa dedicata a S.Maria di Ispida. Il monastero di Lispida, sorto in posizione isolata e tranquilla, fu sempre un luogo ricco di fascino, oltre che un ambiente ideale per la coltivazione della vite e dell'olivo; nel 1485 il Doge della Repubblica di Venezia Giovanni Mocenigo confisca ai monaci la proprietà.
La storia monastica di Lispida si interrompe nel 1792 quando la proprietà viene acquistata dai conti Corinaldi, i quali sui resti del vetusto monastero edificano le costruzioni che oggi vediamo, le dotano di cantine imponenti e iniziano la produzione di vini rinomati in tutta Europa. Durante la prima guerra mondiale il Castello di Lispida ospita per un lungo periodo il quartier generale del re Vittorio Emanuele III°, divenendo in seguito proprietà della famiglia Sgaravatti, che avvia un importante centro per la produzione di sementi. Tale indirizzo viene mantenuto sino all’inizio degli anni '60 quando, acquisita dagli attuali proprietari, con l'impianto di nuovi vigneti e con programmi di vinificazione legati ai tradizionali processi produttivi pre-industriali, l'azienda riprende la sua vocazione vitivinicola.

I vini dell’azienda agricola Castello di Lispida vengono prodotti con il sistema di lavorazione tradizionale pre-industriale, improntato a basse rese, al rispetto della vite ed a minimi interventi sul vino. Nei vigneti, recuperati sugli antichi terrazzamenti collinari, non si lavora il terreno, non si fa uso di diserbanti chimici e di concimi. Nei nuovi vigneti, con potature adatte, si cerca di conservare il più possibile l’equilibrio della vite, lasciando un carico di gemme ridotto. Si preferisce inoltre l’impianto di vitigni ambientati da tempo alle nostre latitudini e si cura l’aspetto paesaggistico, utilizzando come sostegni pali di acacia o di castagno.
Il lavoro in cantina segue i ritmi e le pratiche di vinificazione di un tempo: l’uva fermenta in tini di legno aperti o in anfore di terracotta sepolte, senza aggiunta di lieviti selezionati e senza alcun controllo della temperatura, e il vino rimane a contatto con le bucce per un lungo periodo. Non vi è più distinzione tra la vinificazione di uve bianche e rosse: entrambi i vini acquistano sostanza e longevità grazie alla prolungata macerazione. In seguito non serve intervenire se non per operare alcuni travasi, e, dopo almeno tre anni di affinamento in botte grande (20 - 30 - 50 hl.) per il bianco e quattro anni per il rosso, l’imbottigliamento si compie senza filtrazione, seguendo le fasi lunari.


                                                                  

 

 

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